Il retroscena di un pittogramma - E_FACTORY
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Spesso i logo e le icone che ci circondano nascondono geometrie e proporzioni interessanti, invisibili a prima vista. Oggi oltre a darvi una piccola anticipazione del progetto che stiamo seguendo in questo periodo (più info a breve nel portfolio!), vogliamo farvi dare un’occhiata al dietro le quinte di un fiore, e del processo che c’è dietro la sua apparente semplicità.

Il primo passo è stato definire gli elementi estetici, come il numero dei petali e la loro forma, per poi procedere con una breve ricerca in rete, consistente nella raccolta dei dati come immagini d’esempio e testi informativi/scientifici riguardanti le geometrie e la costituzione degli elementi naturali. Da quest’ultima si è giunti alle forme frattali, e dal come esse siano presenti nelle montagne e negli alberi, dove ogni elemento si ripete nella sua forma allo stesso modo su scale diverse (p.e. un ramo è simile all’intero albero e a sua volta ogni rametto simile al proprio ramo, e così via). Approfondendo la proporzione di questi elementi, si è arrivati alla sezione aurea, detta anche proporzione divina, ovvero un rapporto dimensionale (corrispondente al numero irrazionale di circa 1,618) che l’occhio umano identifica come “bello”. Esempi pratici li troviamo anche nel nostro corpo: nella lunghezza del braccio e avambraccio o della gamba con la sua parte inferiore, o ancora nel rapporto tra l’altezza di un individuo e la distanza del suo ombelico da terra. Utilizzata spesso anche nell’arte e nella progettazione, dai tempi dell’antica Grecia (la facciata del Partenone è un rettangolo aureo), passando per la Gioconda di Leonardo (dove il rapporto è stato individuato nella disposizione dei lineamenti del viso), fino ad arrivare ai tempi nostri con il logo della Apple, costruito con i cerchi aventi tra loro questo rapporto dimensionale (1,618:1, detto anche sequenza di Fibonacci).

Volendo richiamare dunque un’estetica naturale si è deciso di prendere spunto proprio da quest’ultimo, creando un cerchio di partenza e moltiplicandolo per 1,618 fino ad ottenere gli altri cerchi necessari.
Successivamente è iniziata la fase creativa della progettazione, cercando di mettere assieme i cerchi dalle dimensioni definite in precedenza, in modo da ottenere prima il risultato di un un unico petalo. Dopo aver trovato una bozza soddisfacente si è suddiviso i 360° del cerchio in 5 (numero di petali) ottenendo la distanza di un petalo dall’altro. In seguito moltiplicando per 5 la forma ottenuta, facendola ruotare su un punto esterno corrispondente al centro del cerchio suddiviso, si è arrivati al risultato geometrico osservabile nelle immagini. Dopo è seguita la fase della rifinitura, fondendo parti desiderate dei vari cerchi intersecati e facendo emergere così il risultato finale.
Infine l’ultima fase del processo era la prova pratica dell’icona: accertarsi che gli elementi che la compongono, siano ben riconoscibili anche in piccole dimensioni, nel caso contrario andavano migliorati dove necessario, ritornando alla fase di progettazione.

Il design dunque, ed il metodo progettuale, fanno da scheletro agli oggetti che vediamo e usiamo, e della comunicazione visiva che subiamo inconciamente nella vita di ogni giorno, dove dietro ad ogni scelta estetica sta il messaggio che si vuole trasmettere.
I ritmi dettati della società odierna costringono spesso il consumatore a scegliere il prodotto in base alle sensazioni, e non lasciare questa scelta al caso è il nostro lavoro.

VIDEO PROCESSO ↓

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