Artigiani in...vetrina: Luisa De Santi - E_FACTORY
Seleziona una pagina

Oggi abbiamo il piacere di incontrare Luisa De Santi, artista e designer triestina…

Ciao Luisa, presentati ai nostri lettori.

Mi chiamo Luisa De Santi, sono nata e cresciuta a Trieste, (città in cui tutt’ora vivo) e mi occupo di aguglieria creativa. In breve il mio lavoro è quello di creare e realizzare progetti creativi dedicati a tutte le tecniche più popolari che utilizzano il filo: l’uncinetto, la maglia e il ricamo. Creo e realizzo pezzi unici (opere, oggetti, gioielli, capi d’abbigliamento) e progetti per la riproduzione con spiegazioni, foto e video tutorial e schemi grafici/disegni. Inoltre sono ideatrice e coordinatrice di progetti di installazioni/yarn bombing e performance pubbliche.

Sono autrice di libri e collaboratrice per progetti editoriali a fascicoli (Giunti, NuovaS1, RCS Collezionabili, Fabbri Publishing, Centauria Creativa). Ho presentato collezioni di monili ed accessori tessili per Pitti Immagine in concomitanza con il prét-a-porter di Milano Moda Donna. Ho lavorato e lavoro tutt’ora per aziende del settore moda, alta moda, home decor e per clienti privati. Le mie creazioni e campionature sono state esposte al Pitti Filati di Firenze per l’azienda Millefili. A partire dal 2009 partecipo regolarmente come creativa invitata con esposizioni, progetti speciali e come insegnante alle principali manifestazioni del settore manualità creativa in Italia e all’estero. Sono memebro di FIDAPA Trieste Storica ed ho fondato nel 2014 l’associazione Picknitartcafe APS sempre a Trieste, con la quale ho coordinato attività in città, in regione e nel resto del Paese. Da qualche anno espongo opere di arte tessile in mostre d’arte anche collettive (es, sempre per rimanere in ambito cittadino: BID19 e BID21, Percorsi d’Arte FIDAPA BPW Trieste e presso lo Studio Gasperini)

Raccontaci del tuo percorso scolastico e lavorativo.

Ho studiato all’Istituto Magistrale Duca d’Aosta e poi ho frequentato lettere moderne ad indirizzo discipline dello spettacolo all’Università di Trieste. Il mio percorso lavorativo è iniziato in un campo completamente diverso da quello dell’arte tessile: ho lavorato per anni nel teatro, nel teatro ragazzi ed infine nel teatro di figura (teatro La Contrada, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Artisti Associati e Centro Teatro Animazione di Gorizia). E’ stata l’esperienza più stimolante che mi potesse capitare, specialmente il lavoro con pupazzi e marionette: è stata l’occasione per imparare con le mani e vedere il mondo da un punto di vista nuovo.

Com’è nata la tua passione per l’arte tessile?

La mia avventura con il filo inizia nel corso della mia infanzia: in famiglia era normale lavorare all’uncinetto, a maglia e ricamare, quindi anch’io ho imparato i primi rudimenti così. Posso dire di aver iniziato a maneggiare fili ed aghi prima di imparare a leggere e scrivere. Naturalmente il mio interesse poi in età adulta per il merletto, per la storia del costume e della moda e per l’arte, la curiosità di imparare e soprattutto la mia passione per l’esercizio della manualità creativa in generale hanno fatto il resto.

In che modo hai trasformato quello che era un’hobby in un lavoro?

E’ un tipo di attività che mi ha accompagnato per tanti anni come hobby rilassante, come sistema per fare bei regali e vestirmi con capi ed accessori originali, che non avrei potuto permettermi di acquistare. Dopo anni di “cose utili” però ho iniziato a sperimentare, esercitandomi sulle potenzialità tridimensionali delle tecniche d’aguglieria. Ho realizzato per prima una bambola con tutti gli snodi presenti nelle marionette, poi ho lavorato su modelli diversi di pupazzi creando supporti didattici per realizzarli per un paio di anni almeno. Ho proseguito con sfere e semisfere, sperimentando a poco a poco anche colori ed accostamenti di fili. Agli inizi degli anni 2000 l’utilizzo del computer con connessione internet mi ha aperto un mondo di possibilità: far conoscere i miei lavori, stabilire contatti e conoscere realtà lontane geograficamente. Questa novità non solo ha allargato i miei orizzonti, ma mi ha portato a potermi occupare di questa passione a tempo pieno. Fino a quegli anni (parliamo di vent’anni fa più o meno) il crochet in Italia era considerato una cosa da vecchie babbione o da sfigati. Uncinetto equivaleva a presine e centrini… orrrore! La scelta di privilegiare tecniche come questa per fare (o tentare di fare) arte era una cosa decisamente originale e me ne accorsi quando, dall’Australia, mi arrivò via mail la richiesta di mettere a disposizione alcuni lavori per una mostra… A poco a poco il mio è diventato così prima un hobby leggermente remunerativo e successivamente, impegnandomi decisamente molto, un lavoro vero e proprio.

Parlaci del processo creativo…

Dipende dal tipo di creazione su cui mi accingo a lavorare. Nel caso di progetti nati esclusivamente per la riproduzione parto sempre da un’idea e dai fili che dovrò usare. Privilegio la facilità di esecuzione nelle tecniche e l’aspetto estetico. Cerco di mettermi nei panni delle appassionate (categoria di cui ho fatto parte a lungo) che copieranno la mia creazione e mi sforzo di interpretare i loro esigenze e desideri. Altro percorso invece per quanto riguarda le opere pezzo unico e le mie collezioni di gioielli. Per questi lavori non realizzo alcuno schizzo preliminare e mi faccio guidare esclusivamente dai colori, dai materiali e dal sentimento del momento. Insomma totale improvvisazione. Da questi lavori di sperimentazione seleziono alcuni elementi che, isolati da un contesto più ampio, semplificati, assemblati ed accostati tra loro con libertà, diventano pura decorazione. Nascono così le mie collezioni di gioielli e perle di filo.

Quali tecniche usi? E quali materiali utilizzi per le tue opere?

Principalmente l’uncinetto e il ricamo, anche la maglia, in parte minore. Nei miei lavori, a partire dal 2007 ho del tutto escluso i materiali di origine animale. In quell’anno infatti ho aperto gli occhi sulla crudeltà con cui vengono prodotti, quindi ho preso la decisione di smettere di finanziare tali aguzzini. Ormai tutti conoscono (grazie alla presa di posizione di grandi marchi e designer di fama) la crudeltà di pratiche come il mulesing sulle pecore o il supplizio a cui sono sottoposte regolarmente creature come oche e conigli (piume e pelo). Nel 2007 si sapeva poco o niente, quindi gran parte delle mie energie in quei primi anni di pratica vegan le ho impiegate per informare e sensibilizzare le persone. Per i miei lavori artistici raramente in ogni caso avevo usato in precedenza questi materiali: prediligo da sempre fibre dai colori brillanti (cosa che la lana non è), e la seta è sempre stata fuori dalla mia portata. Mi rivolgevo quindi, già prima della scelta vegan, a fili di cotone e sintetici vari (vecchi tactel e viscose principalmente). Utilizzo moltissimo tutt’ora filati vintage e di recupero, attingo a fondi di magazzino se trovo svendite interessanti, mercatini e buon cuore di amici e conoscenti che spesso mi regalano vecchi gomitoli e bottoni. Dal 2009 ho il privilegio inoltre di essere sponsorizzata dall’azienda MEZ Cucirini Italia, che commercializza cotoni da uncinetto davvero di grande qualità e di una vastità incredibile di colori, cosa che mi permette qualsiasi tipo di accostamento, anche azzardato. Ultimamente ho iniziato ad introdurre nelle mie opere elementi in plastica e bottoni. Adoro i mercatini e il ciarpame in generale, quindi sguazzo felice tra scatole di perle di vetro e plastica, fiori finti, bottoni, passamanerie, bigiotterie, biglie e tappi. Non tutto ciò che colleziono entra effettivamente nei miei lavori, ma credo che maneggiare questi materiali e guardarli mi influenzi molto.

C’è un oggetto o una tua installazione alla quale sei più legata e perchè?

Sicuramente sono particolarmente legata ed orgogliosa dell’attività svolta (e tutt’ora in atto) con e per l’associazione Picknitartcafe APS. Una cosa iniziata come gioco tra amiche mi ha fatto intravedere la grande potenzialità e forza sia in termini di aggregazione, che di potenzialità creativa e benefica della cosa. Forse qualcuno ancora si ricorderà la coperta di più di 3000 metri quadri realizzata in piazza Unità d’Italia nel 2015, con lo scopo di raccogliere fondi per Associazione Italiana Sclerosi Multipla di Trieste. E’ stato un lavoro incredibilmente impegnativo ed incredibilmente emozionante, un’occasione pazzesca da tutti i punti di vista, soprattutto per la condivisione del lavoro con tante persone meravigliose che hanno messo a disposizione il proprio tempo e capacità per un’obiettivo comune. E’ stata quella la prima “coperta in piazza a scopo benefico” realizzata in Italia, a cui hanno fatto seguito tante altre iniziative analoghe. E’ stata aperta una strada con quel progetto e di questo vado particolamente orgogliosa. 

Raccontaci di Imago Cells

Imago Cells è l’ultimo progetto a cui mi sono dedicata, iniziato ormai quattro anni fa ed è, per sua natura, in continua fase rielaborativa. Il progetto è nato sotto la spinta forte di portare l’esperienza tridimensionale del lavoro tessile in un ambito più strettamente performativo, riprendendo esperienze e professionalità acquisite nel periodo di lavoro in teatro. Tutto è iniziato nel 2017 da una piccola installazione: uno studio sulla contaminazione dello spazio attraverso l’utilizzo di elementi tessili modulari. Ho sviluppato successivamente l’idea, contaminando/vestendo prima un corpo umano, poi due. Il progetto è proseguito quindi con l’arrivo di un secondo performer Kdindie con la sua Indiemotion (piattaforma creativa coproduttrice della performance) grazie al quale la ricerca si è focalizzata sulla body architecture e sull’interazione tessili/corpo umano. Nonostante la battuta d’arresto causa Covid, ugualmente, nel corso della tarda primavera 2020, il progetto è proseguito in forma di trio. L’intento era diffondere esponenzialmente una contaminazione di amore e bellezza, per focalizzare l’attenzione sulla necessità di proteggere gli alberi e gli spazi verdi in aree urbane (yarn bombing). Con questa formazione il progetto è stato selezionato da AESON Festival (Udine) e InsOrti Festival (Bologna) per i quali abbiamo potuto realizzare due esperimenti. Nel corso dell’estate il gruppo ha subito una ferita: un membro ha scelto di abbandonare il progetto. Abbiamo ugualmente proseguito nella consapevolezza che il cambiamento è il vero insegnamento della natura ed abbiamo voluto, dopo questa seconda rottura, condividere la capacità rigenerativa ed essere cellule immaginative. Osservando il processo di mitosi cellulare ovvero la divisione della cellula e la conseguente moltiplicazione e diffusione abbiamo tradotto creativamente questa analisi, nella relazione dei movimenti fra due organi primordiali, il sangue e la linfa, con lo scopo di immaginare e creare l’armonia di un possibile ecosistema rigenerativo. Il progetto è stato presentato in città nel corso della Sharpers Night nello scorso settembre, in occasione del Festival Trieste Next, grazie al supporto di Progetto Area Giovani del Comune di Trieste e di Immaginarioscientifico. Il lavoro continua ovviamente: in questo momento stiamo sperimentando l’interazione tra i suoni prodotti dalle materie tessili in movimento, grazie all’utilizzo di supporti tecnologici di registrazione e mappatura dello stage.

Per chi volesse seguire il progetto Instagram: imagocells e facebook.com/imagocells

Com’è essere un’artigiana oggi? Hai consigli da condividere a chi vuole iniziare un percorso nel mondo creativo?

Alla prima domanda francamente faccio difficoltà a rispondere… In questo momento storico, soprattutto in un paese come il nostro, credo che i percorsi schizofrenici e contorti siano piuttosto diffusi. Penso che oggi più che mai ciò che conta sia la persona e il suo percorso personale, soprattutto per chi esercita una professione creativa. Le competenze necessarie per entrare e soprattutto rimanere in un ambito creativo trascendono dalla pura perizia tecnica, ci vogliono abilità nell’auto promozione, nella gestione delle pubbliche relazioni, nel captare i segnali di gusto del pubblico e i cambiamenti in atto, autodisciplina e una certa dose di ottimismo. Ovviamente la padronanza degli strumenti tecnici è essenziale ed imprescindibile, ma mi sento di consigliare a chi volesse intraprendere questa strada, di attingere a tutte le proprie esperienze e ad allargare il più possibile il ventaglio di interessi e conoscenze. Consiglierei di imparare da tutte le proprie esperienze e di impostare un metodo di approccio al lavoro e alle relazioni, che contempli anche battute d’arresto, ripensamenti, delusioni e sconfitte. 

Progetti futuri?

Sicuramente proseguire il lavoro sul progetto Imago Cells e per l’Associazione Picknitartcafe APS. Ho un ciclo sui Piccoli Giardini su cui voglio ancora lavorare e che vorrei sfociasse in una mostra. Ho anche un’idea, da sviluppare quasi ex novo, sulle forme di vita marine ed un progetto sul cuore sacro da riprendere in mano. Ovviamente parallelamente proseguirò con la didattica, la creazione di gioielli di filo per la vendita e i lavori su commissione.

Contatti

Instagram: Luisa_desanti 

www.crochetdoll.it

facebook.com/crochetdoll

mail: info@crochetdoll.it

whatsapp 3249018475

Foto: Franco Dreolin Fotodomani, Roberto Pastrovicchio, Serena Salvadori, Monica Primosi